Storia di una nascita - Susanna Garavaglia
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La Nascita

Storia di una nascita
Susanna Garavaglia

La campagna umbra sfilava lucente davanti ai miei occhi che cercavano di catturarne i colori e la luce dal finestrino del treno. Stavo tornando a Milano, dopo una settimana ad Assisi dove avevo intervistato tante donne, una più interessante dell’altra, per un servizio sul settimanale Gioia. Il nome di quella testata, sulla quale ogni tanto scrivevo come freelance, è stato in un certo senso la prima madrina di una creatura che già allora battezzavo Manifesto.

Quei giorni ad Assisi erano stati per me particolarmente intensi e toccanti: avevo scelto la sacralità di quel luogo per un servizio giornalistico dedicato alle scelte spirituali delle donne e sentivo che lì avrei potuto trovare testimonianze diverse, esperienze cosmopolite e certamente affascinanti. Non mi ero sbagliata, ma ancora non sapevo che proprio quelle donne sarebbero state tutte madrine del Manifesto Progetto Creatività. Via femminile alla trasformazione, un documento che, di lì a poco, sarebbe nato e cresciuto grazie a una sorta di trinità femminile.

Nato dall’Uno, nella solitudine di un vagone in corsa tra Assisi e Milano nel 2002, strutturato nel Due, all’interno di un documento messo a punto da me e Dede Riva nel 2005 per sostenere i primi passi del progetto, donato al mondo nel Tre, grazie all’arrivo di Roberta Piliego accanto a noi nel 2007.

Seduta al mio posto sul treno che da Assisi mi stava portando a Firenze, non riuscivo a staccarmi da quegli sguardi femminili che mi avevano conquistato, dalle loro parole così cariche di gioia e di passione, da quelle vocazioni così diverse dalla mia ma per me così suggestive da farmi desiderare di restare ancora tra loro.

Avevo parlato con Sister Mudita Teresa, una monaca buddista che da due anni stava girando di monastero in monastero per tutta Europa, con Premi che da tempo viveva nella comunità di Ananda, discepola di Yogananda; con Roberta, una suora clarissa che mi aveva raccontato come stesse vivendo la sua maternità aiutando gli altri a diventare sempre di più se stessi; con Ombretta, una giovane donna che aveva vissuto per due anni in isolamento per poi decidere di ritornare nel mondo portando la meditazione nelle discoteche.

Ma anche con Ingrid, splendida donna tedesca che da dodici anni accudiva il marito gravemente malato e scandiva la sua giornata tra vita attiva e vita contemplativa; con Ruth che con il marito ha dato vita ad Assisi a un centro di meditazione per tutte le religioni e che danza per celebrare la gioia; con Lara, giovanissima novizia francescana che allora viveva  in comunità con le altre sorelle nell’attesa di prendere i voti.

Ripensando a quei magici incontri, la mia penna correva veloce sul foglio per afferrare le emozioni, per non disperdere la suggestione, per trasformare la mia recente esperienza con loro in un “pezzo” che parlasse dell’anima all’anima dei miei lettori. E pensavo a come l’immagine stereotipata del femminile avesse spesso banalizzato l’immagine della donna, riducendone la bellezza a clichés senza sostanza, così lontana dalla sua verità.

"Pensiamo donna- scrivevo quando ancora il treno sfrecciava tra i paesini umbri-  e ci arrivano prepotenti immagini stereotipate, la mamma mammona che non riesce a sganciare il figlio trentenne, la shibuya girl supertrendy da manga giapponese con i suoi rossetti abbaglianti e l’aria assassina, la single cicciotella alla Bridget  Jones che affoga la sua tristezza in aperitivi e cioccolata, la manager graffiante che ormai forse si è stancata di portarsi addosso la corazza,  l’adolescente tatuata che non vuole crescere, la teenager che, secondo la Global Sex Survey, perde in Italia la verginità a 17,4 anni contro i 16,9 in Gran Bretagna.

"Ma dietro alla tentazione di guardare la donna e la vita tra le pagine di carta patinata, avanzano immagini più intense, le donne afghane e la loro forza per troppo tempo velata, le attiviste no global del popolo di Seattle, la coreana venduta a un cinese per pochi yuan, la cronista di guerra da Kabul. Donne estreme, donne che hanno tanto da raccontare".

E fu proprio lì, a quel "donne che hanno tanto da raccontare", che sentii una sorta di richiamo a qualcosa d’altro. Il pezzo per Gioia sarebbe andato avanti in un altro momento, ora era tempo che io dessi forma a un’intuizione che, prepotente, stava bussando alla porta del mio sentire e che non potevo ignorare. Girai una pagina del mio quaderno e mi ritrovai a scrivere parole nuove, parole diverse, non certamente da pubblicare sulla testata per la quale stavo scrivendo ma altrettanto importanti, altrettanto urgenti.

Sentivo che quelle "donne che hanno tanto da raccontare" non erano soltanto le splendide creature che avevo incontrato ad Assisi, ero certa che da lì in poi ne avrei incontrate molte altre sparse per il mondo. Sentivo che ognuna di noi aveva certamente la propria storia da raccontare e che la mia storia, la tua, e quella di tutte le altre avrebbero formato una rete che di lì a poco ci avrebbe unite tutte quante. Per questo iniziai a scrivere sulla nuova pagina del quaderno:

"Nasce Shakti, Cittadine del mondo. E’ una rete che collega tra loro donne di diverse nazionalità, di diverse religioni, posizioni politiche, età e professioni che hanno in comune la consapevolezza della forza dell’energia femminile e dei valori ad essa legati, e la speranza che tale forza possa contribuire a riportare armonia e fertilità al pianeta rimasto troppo a lungo nelle mani della logica di potere e di consumo".

L’avevo chiamata Shakti in riferimento all’energia del Femminile, un nome che sarebbe stato poi abbandonato per lasciare il posto a un po’ più universale Progetto Creatività. Ma la via Femminile mi era già molto chiara. Anzi troppo chiara e un poco estrema, visto che nel progetto iniziale avevo limitato la partecipazione degli uomini, come appare nel punto 3 del progetto originale, dove scrivevo:

"Il motivo per cui Shakti si propone principalmente come rete di donne è il pensiero che ogni trasformazione abbia bisogno di due fasi: quella di gestazione e quella di azione. La prima, quella attuale, testimoniata dal risveglio culturale nei confronti dell’energia femminile, richiede ancora del tempo perché l’atteggiamento che sta per nascere possa venire alla luce forte e robusto. Per questo, per poter curare bene le caratteristiche di questa mentalità millenaria ma da tempo dimenticata a causa della logica del potere, della lotta e della divisione, si propone d’incominciare a isolarle e sottolinearle nelle donne, le prime depositarie dell’energia della Madre.

"Contemporaneamente però non si esclude che la stessa energia sia riconosciuta, attivata e sviluppata anche nell’uomo che, pur avendola ben chiara nella sua coscienza individuale, è ancora fortemente restio ad utilizzarla nell’ambito sociale e politico. E’ possibile quindi che qualche uomo possa riconoscersi in questi pensieri e unirsi alla rete".

Mi era quindi chiaro già allora che "Shakti non vuole porsi come opposta all’azione del maschile ma come complementare, nella certezza che solo la complementarietà possa portare a quell’armonia che, nel sociale come nell’individuale, sia garanzia di centratura e stabilità".

Mentre mi stavo avvicinando alla Toscana, il furore creativo si era completamente impossessato di me; la penna scorreva veloce, nonostante il procedere sballottante del treno, e la firma è rimasta inalterata nelle continue sbavature della mia tremolante grafia che ancora compare nella stesura originale. Ormai nessuno mi avrebbe più fermata; avevo avuto una folgorazione che mi stava portando al di là dello spazio/tempo e vedevo con chiarezza quello che sarebbe successo.

Visualizzavo uomini e donne finalmente consapevoli della bellezza e della forza della loro energia femminile, riuniti senza confini attraverso questa rete costituita dal Cuore e dalla Mente integrati e mai più divisi. “L’azione delle singole donne, che già da tempo stanno operando in ambito politico e sociale, è stata ed è un dono per l’intera umanità. Semi sono stati gettati ovunque e continuano a germinare iniziando a trasformare dall’interno molti settori.

"Shakti suppone però che sia ora di dare inizio a un intervento più massiccio e organizzato della forza del femminile. Ritiene che più donne possano ora operare contemporaneamente, animate dagli stessi intenti, nell’attesa che arrivi il tempo per tutti di utilizzare gli stessi strumenti. L’uscita allo scoperto simultanea in diversi luoghi e attività potrà preparare il terreno per la complementarietà con l’energia del maschile."

Il treno stava per arrivare a Firenze e lì sarei dovuta scendere e prendere la coincidenza per Milano. Non mi ero preoccupata dell’ora, fino a quel momento, immersa com’ero in quella sorta d’illuminazione creativa e, quando mi accorsi che il treno aveva un leggero ritardo, lasciai che la mia solita propensione al positivo mi abbracciasse ancora una volta. Continuai a scrivere pensando che non avevo voglia di tornare a Milano, perché lì avrei rischiato di lasciar svanire tutto, di dimenticare quella bellezza che stava nascendo tra le mie mani attraverso la mia penna tremolante, come ogni penna che continua ad essere ostinatamente usata su un treno.

Sarebbe stato bello poter tornare indietro, camminare ancora per le vie di Assisi, fermare donne e uomini che non camminavano di fretta, come succede nella mia città; parlare con ognuno di loro, ascoltare la poesia delle loro testimonianze, fare progetti insieme…  ma la mia città mi stava richiamando e non potevo permettermi di continuare il mio Voyage d'Italie. Riflettevo su come si sarebbe potuta evolvere la vita sociale e politica se fosse stata guidata dall’energia femminile, incarnata in uomini e donne e mi ritrovai a scrivere:

"Non ci sono confini per Shakti tra l’azione nel campo individuale e quella in campo sociale e politico, perché non c’è frattura per Shakti tra Sé e Personalità, tra modo di essere e modo di mostrarsi, tra contenuto e forma, tra individuale e collettivo. Shakti si propone di operare nel sociale in nome del bene della società e non in nome del potere. Per questo non è un partito né una fede ma riunisce in sé donne – ed eventualmente uomini, di diverse formazioni e culture".

Mi chiedevo cosa riunisse uomini e donne e fece capolino in me la Madre: "Shakti è inoltre diffusione dell’energia della Madre attraverso l’arte in tutte le sue forme, la cultura e l’azione quotidiana nel campo della medicina, dell’insegnamento, della salute e in ogni settore in cui sia prevista l’attività lavorativa anche della singola persona". Ormai nessuno mi avrebbe più fermata, avevo trovato cosa fare di me e della mia vita.

La voce metallica del capotreno mi risvegliò dai miei sogni, stavamo arrivando nella stazione di Firenze: uno sguardo all’ora e mi sentii male, il treno era in ritardo, la coincidenza per Milano forse era già partita. Presi di fretta valigia, macchina fotografica e borsa, chiedendomi, vista l’ora tarda, cosa mai avrei potuto fare nella stazione di Firenze mentre aspettavo un improbabile altro treno per Milano. E poi io a Milano non ci volevo tornare, Shakti mi stava richiamando ad Assisi. Scesi di corsa dal treno e, trascinando con me i bagagli, come al solito eccessivi, cercai di scoprire dove mai fosse il binario per Milano.

Magari era in ritardo anche quel treno… quel treno che mi avrebbe riportata alla vita di tutti i giorni. Non mi restava che sperare,  ma un impietoso altoparlante annunciava la partenza dell’Eurostar per Milano dal binario numero 8 anziché… Il "mio" treno l’avrei preso a tutti i costi, anche se non avevo voglia di tornare a Milano, anche se il richiamo di Assisi era così forte, anche se il Manifesto aveva ancora tante cose da raccontarmi… io avrei preso a tutti i costi quel treno… dovevo farcela.  Fu allora che sentii un dolore lancinante al menisco sinistro, proprio davanti al mio Eurostar. Un dolore estremo, di quelli che tolgono il fiato. Buttai valigia e armamentario sul predellino del treno e, arrancando, salii anch’io con le lacrime agli occhi che mi impedivano di leggere il numero della prenotazione sul mio biglietto.

Una giovane donna incrociò il mio sguardo. "Va tutto bene?". No, non andava bene per niente. In un altro momento forse avrei finto con lei e con me stessa stringendo i denti e procedendo ad oltranza, nonostante il dolore al ginocchio. La sua accoglienza, invece, mi diede la forza di chiedere aiuto. Prese le mie valigie e mi accompagnò a destinazione, poi corse via, perché lei su quel treno non doveva restarci, era salita un istante ad accompagnare un’amica.

Quella giovane donna fiorentina aveva rischiato di rimanere intrappolata su quel treno fino a Bologna, e lo aveva fatto sospinta soltanto dall’apertura del suo cuore. La ringraziai benedicendone la disponibilità, e il suo sorriso andò ad unirsi a quelli di tutte le altre donne che avevo appena intervistato ad Assisi. Donne così non appartenevano solo a quel pezzettino di terra umbra, avrei potuto incontrarle ovunque; sarebbe stato sufficiente insegnare ai miei occhi a vedere. Donne e uomini così, capaci di dare spazio al loro femminile che unisce, accoglie, empatizza, trasforma.

Quella giovane donna era riuscita a trasformare, almeno per alcuni istanti, il mio dolore in gioia, la mia riluttanza verso Milano nel desiderio di trovare anche lì qualcosa che non è relegato in un luogo, ma che è  in grado di diffondersi in una grande rete: la capacità di vivere la vita dando spazio al proprio femminile… anche se quel menisco rotto mi stava dicendo che, forse, era troppo presto per mettere in atto il mio Manifesto.  Avrei dovuto fermarmi ancora un poco. Per questo lo custodii in me per qualche anno ancora, fino a quando…





Susanna Garavaglia

Suore Clarisse

Premi

Ingrid Daumann

Sister Mudita

SUSANNA GARAVAGLIA

Naturopata e counselor, critica teatrale, laurea in lettere Moderne, ha collaborato con testate nazionali e di settore, conduce all’ISPA di Milano gruppi di Psicodinamica, Meditazione e tiene corsi di Scrittura dell’Anima™, Teatro Evolutivo, Olosomatica™, Comunicazione Vibrazionale e Individuo e multidimensionalità.

Conduce inoltre un seminario di Educazione alla Pace, dedicando il proprio intervento a "Scrivere la Pace".

Presso la SIMO Scuola Italiana di Medicina Olistica ha la cattedra di Psicosomatica e Comunicazione Vibrazionale.

E’ fondatrice, con Dede Riva, della Libera Accademia Progetto™, di cui è membro del Comitato Direttivo e docente.

Nel 2007 mette a punto con Dede Riva il Manifesto Progetto Creatività. Via femminile alla trasformazione, firmato da esponenti della cultura di tutto il mondo.

E’ direttore della Libera Accademia Progetto™ e della ISPACounseling a Pratica Immaginativa, da lei fondata. E’ membro del Centro Studi ISPA. Crea, con Dede Riva, i Convegni internazionali dell’ISPA.

E’ membro del Comitato Direttivo della Radiant Peace Foundation International® - Italy ISPA.

Pubblica La Scrittura dell’Anima (Tecniche Nuove, 2005), Diario di Psicosomatica (Tecniche Nuove, 2007), L’anima del Successo-Attrai il tuo Sogno e scopri che puoi- (Tecniche Nuove, 2008), Stavolta sarò femmina (Stazione Celeste, 2008).

Un suo profilo e una scelta antologica delle sue opere è stata pubblicata nel libro Protagonisti italiani della Nuova Era di Roberta Piliego (Melchisedek Edizioni 2007).



   
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